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La nuova recepionist


di landers80
05.08.2025    |    7.203    |    3 9.4
"Nonostante gli anni, il seno e il sedere erano ancora sodi, i capelli rossi una visione..."
Faccio il travel manager per una multinazionale, e il mio lavoro mi porta a viaggiare spesso, alternando le trasferte a lunghi periodi di smart working. Qualche mese fa, mentre ero fuori città, un collega mi inviò un messaggio su WhatsApp: era arrivata una nuova receptionist e, a suo dire, era "notevole". La cosa non mi toccò più di tanto, dato che i nostri gusti non erano mai stati simili.
Al mio rientro in ufficio, dove mi aspettavano diverse riunioni in presenza, mi dirigo verso la reception. Lì la vedo: Simona. Capelli rossi, occhi di un verde ghiaccio, pelle diafana e un viso costellato di lentiggini, altezza e corporatura media, ed emanava sensualità in ogni suo gesto. Passo il badge, ma mi fermo per presentarmi. Lei è spigliata, simpatica, con la battuta pronta. Fu un vero e proprio colpo di fulmine.
Nelle settimane successive cercai di mantenere un certo distacco. Impegnato com'ero, non volevo complicarmi la vita, conoscendo bene il mio carattere. Ma Simona non era timida, tutt'altro. Dopo un paio di settimane, al rientro da un weekend, mi regalò un cioccolatino. Le chiesi il motivo e lei, con una risata che mi lasciò di stucco, mi disse che le piacevo "come persona, per i modi gentili".
Da quel momento, ogni lunedì mattina, tornato dal fine settimana, mi aspettava un cioccolatino o una caramella. I due minuti di conversazione iniziali si allungarono sempre di più. Un giorno, mi scrisse su Teams raccontandomi una barzelletta. Le domandai perché, e lei mi rispose che voleva rompere il ghiaccio, visto che io non mi facevo avanti. Aggiunse subito una richiesta: il mio numero di telefono privato e un invito per un caffè fuori dall'ufficio. Esitai, pensando fosse uno scherzo. Io non mi sono mai considerato un "gran bello", mentre lei era oggettivamente una donna stupenda.
Non diedi seguito alla sua richiesta, ma la nostra chat continuò a popolarsi di messaggi. Simona iniziò a mandarmi sue foto del passato, in costume da bagno. Io le facevo i complimenti e apprezzavo. Un giorno, mi scrisse che se le avessi dato il mio numero privato mi avrebbe inviato foto ancora più belle. Cedetti alla tentazione. Subito dopo averle dato il numero, mi mandò una foto di lei seduta alla sua postazione, a gambe leggermente aperte, con la didascalia: "Pensa se non avessi le calze".
Capii che non mi stava prendendo in giro. Una sera tardi, mentre ero in trasferta, ricevo una sua videochiamata. Era sola a casa, sdraiata sul divano. Mi disse che si sentiva sola e voleva un po' di compagnia. Parlammo per un bel po', fino a quando non mi disse che voleva farmi un "regalo". Appoggiò il cellulare e si allontanò per un attimo, per poi tornare completamente nuda e con un vibratore in mano. Mi chiese cosa le avrei fatto se fossimo stati nella stessa stanza. Eravamo in un momento di assoluta intimità. Descrivevo il suo corpo meraviglioso, ogni dettaglio che lei mi mostrava con la telecamera, e in un attimo mi ritrovai con il mio "arnese" in mano, voglioso di esplodere. La chiamata si concluse che lei aveva raggiunto l’orgasmo con il suo vibratore, e io avevo “sporcato le lenzuola”.
Nei mesi successivi, la nostra routine continuò tra chat e chiamate video. Quando ero in trasferta e lei era sola, facevamo sesso virtuale. Un giorno, ci incontrammo casualmente alla macchinetta del caffè e lei, con il suo solito modo diretto, mi disse che era "stufa" e che voleva "essere riempita e scopata come si deve", che voleva "sentire la mia carne dentro di sé". Preso alla sprovvista, balbettai un "sì". Non che la cosa mi dispiacesse, ma eravamo entrambi impegnati, e trovare il momento giusto era complicato.
Pochi giorni dopo, ci riuscimmo. Io partii con la scusa di una trasferta veloce, lei disse al suo compagno che sarebbe rimasta a casa della madre. Prendemmo una camera in un hotel fuori città. Non facemmo in tempo a chiudere la porta che eravamo già avvinghiati, spinti da un desiderio incontenibile. Ero talmente eccitato che persi la lucidità. Lei, a un certo punto, si inginocchiò, mi slacciò i pantaloni, lo prese in bocca e cominciò a succhiare, famelica, avida, come se fosse l'ultima volta. Sentendomi sull'orlo, provai a fermarla, ma lei continuò con ancora più foga. Le dissi che stavo per venire. Lo tirò fuori dalla bocca e si fece venire in faccia, per poi riprenderlo in bocca e succhiare fino all'ultima goccia. Si rialzò e mi disse: "Non ti preoccupare, è solo la prima manche".
Andò in bagno e ne uscì completamente nuda. Ormai conoscevo ogni centimetro del suo corpo, anche la più piccola lentiggine, ma era come vedere un angelo. Bellissima, sensuale. Nonostante gli anni, il seno e il sedere erano ancora sodi, i capelli rossi una visione.
Si avvicinò e disse: "Ora tocca a te". Aprì la valigia e tirò fuori del gel lubrificante, un vibratore e un plug anale. Si sdraiò sul letto e mi disse di leccare. Era completamente depilata, con labbra sottili e piccole. Cominciai a leccare dolcemente; era umida e aveva un buon sapore. Lei volle di nuovo il mio sesso in bocca e passammo a un "69". Pian piano il mio cazzo riprendeva vigore. Lei allungò la mano, accese il vibratore e mi chiese di usarlo su di lei. Il mio cazzo diventava sempre più duro nella sua bocca, e lei gemeva, spingendo il bacino come se lo volesse dentro.
Capii cosa desiderava. Sfilai il cazzo dalla sua bocca, le passai il vibratore e la penetrai. Era stretta e bagnata. Appena arrivai in fondo, iniziai a spingere forte, non avevo timore di venire subito perché mi aveva già svuotato. Nel frattempo, lei usava il vibratore sul clitoride. Iniziò a urlarmi di scoparla ancora più forte, e io obbedivo con piacere. Erano mesi che sognavamo tutto questo. Lei venne, e sentii il suo corpo pulsare ed io dentro di lei, le gambe che tremavano, mentre sudava e mi supplicava di continuare a spingere.
Passato il picco, mi disse che voleva essere scopata a pecora. Era una fantasia che avevamo spesso, fantasticando di farla sul desk della reception. In camera c’era una scrivania. Spostai la sedia e tutto ciò che c'era sopra. Lei si piegò a novanta e io continuai a scoparla con tutta la forza che avevo. Urlava di piacere. Dopo un po', la feci girare, la misi seduta sulla scrivania e continuai. Il sogno si stava realizzando. Mi disse che stava per venire di nuovo, e io spinsi ancora più forte e velocemente finché non esplose in un urlo di piacere. Anch'io ero al limite, ma riuscii a resistere per non interromperle il godimento. Appena si calmò, si mise in ginocchio e lo riprese in bocca. Era una vera maestra, e non ci volle molto per farmi capitolare. Questa volta, lo tenne in bocca fino alla fine.
Finito, ci sdraiammo sul letto. Mi disse di prendermi una pausa e che avevamo ancora tante cose da fare e recuperare. Il gel lubrificante e il plug anale mi avevano già fatto immaginare che non fosse finita lì.
Questo gioco è andato avanti per qualche mese, finché non mi sono innamorato per davvero. Ho lasciato la mia compagna e le ho chiesto di andare a vivere insieme. La sua risposta mi ha spezzato il cuore: a lei piaceva fare l'amante, non la fidanzata.
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